La notizia è arrivata come un colpo di scena ben orchestrato dalla solita ceralacca mediatica: José Mourinho torna al Real Madrid, pronto a recitare il ruolo di coach che non si limita a guidare la squadra, ma sembra firmare contratti con la gestualità di chi firma autografi ai tifosi in cucina durante una reality show calcistico. Il mondo del pallone, sempre talmente serio da sembrare una riunione di consiglieri aziendali, ha accolto la notizia con l’aria di chi ha appena visto un vecchio film riaprirsi sul piccolo schermo, e magari in lingua originale. Il Benfica è una pagina girata, la Liga un palcoscenico su cui lo Special One promette di portare quel mix di pragmatismo freddo e ironia tagliante che ha reso famosa la sua figura. Il tutto, naturalmente, in perfetto accordo con chi firma contratti come si firmano bollette: senza sorprese, ma con la clausola che cambia la prospettiva a ogni minuto di partita.
La firma che sa di mercato
Il primo atto di questa operazione è stato presente senza essere visto: Mourinho arriva, ma porta con sé una mano decisiva sulle questioni che prima erano solo bozzetti sul tavolo della dirigenza. Secondo gli addetti ai lavori, non ci sarebbero solo parole spentesi in una trattativa: il tecnico avrebbe voce in capitolo su una parte del mercato già pianificato dal club, una prerogativa che in molti temevano di perdere con un cambio di guida tecnica. Il Real Madrid non è più la caldaia degli anni passati: è una sala operatoria dove ogni decisione deve essere calibrata, altrimenti si rischia di scambiarla per una réclame di mercato. Mourinho, con la sua reputazione di uomo capace di trasformare una crisi in una vittoria a seconda di come gira la ruota dei portafogli, sembra voler mettere una firma non su una semplice nomina, ma su una politica sportiva orientata a una rapidità di intervento e a una dose di ironia che, in contesti così seri, non fa male a nessuno. È la sua maniera di dire:








