In una stagione che gli addetti ai lavori hanno definito come una lunga semifinale tra talento e responsabilità, Francesco Pio Esposito ha dimostrato che l’Inter non ha acquistato solo un giovane con i piedi ben piantati a terra, ma una materia prima pronta a essere plasmata dal laboratorio della A, dove le promesse hanno contorni sfocati e le statistiche parlano in fretta. Esposito, centravanti nerazzurro, può dirsi soddisfatto della sua prima annata in Serie A; può persino dormire sereno sapendo di essere tornato da un prestito biennale che ha fatto discutere più per le tappe del percorso che per i risultati sul campo. Ma se l’occhio cade sul futuro, non si può fare a meno di notare che, a 21 anni, la domanda più intrigante non è quante reti farà domani, bensì quale strada sarà percorsa per farle arrivare in doppia cifra e, soprattutto, chi metterà la firma su quell’itinerario.

Il talento in cerca di una definizione

Esposito non è solo una statistica che si converge a una pagina di bilancio o una riga di cronaca sportiva: è una fotografia in bianco e nero di una piscina di aspettative in cui l’Inter tenta di non far affogare i propri sogni di gioventù. Nato con la maglia nerazzurra addosso, cresciuto con la consapevolezza che il tempo fuori dal campo è un nemico feroce, e che in ambito calcistico la parola

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