Estate, sole e un odore familiare di bilancio che si mescola al profumo del caffè freddo: l’Inter, Pavard e un mercato che non perdona nessuno, nemmeno i difensori francesi che si ritrovano improvvisamente a dover spiegare in che modo un numero possa pagare un mutuo. Il caso Pavard non è solo una questione di prestiti, riscatti o diritti di riscatto, è la versione sportiva di una puntata di una soap opera economica: intrecci di clausole, valutazioni che corrono più veloci di una sconfitta, e una dirigenza che, tra un caffè mancante e una riunione, decide che è ora di mettere una croce sul capitolo che nessuno voleva aprire. Secondo Fabrizio Romano, la posizione dell’Inter è chiara come l’acqua in una borraccia: un capitolo chiuso, un giocatore da trasformare in cassa. E se a qualcuno sembrano parole volutamente crudeli, è solo perché il calcio moderno ama vestirsi da contabilità creativa: piani di ammortamento, ingaggi che pesano come contratti a vita, e una frontiera dove la parola

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