Se il calcio fosse una soap opera, questa estate avrebbe scelto Palestra come protagonista: un talento che si allena tra le cifre e le cifre si allenano su di lui. L’Inter, che non discrimina tra sogni e bilanci, prova a chiudere una trattativa con la stessa determinazione con cui una telaresina cerca di trattenere l’ultima stilla di luce al tramonto. L’Atalanta, invece, sembra aver deciso di trasformare il ragazzo in un frutto da vendere al momento giusto; e il momento giusto, come ogni cartellino rosso applaudito, è una questione di progetto. In questa storia, Palestra è sia protagonista sia simbolo: giovane classe 2005, custode di un vivaio che ha prodotto più di una generazione di fantasisti, ma anche custode della propria storia, che l’Atalanta vuole finalmente far fruttare. In breve: la questione non è solo denaro, è la narrazione stessa di dove finisce un talento quando si è cresciuto tra allenamenti, promesse non mantenute e la ferrea convinzione che un club possa essere anche una casa e non solo una vetrina.

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