Non è raro che un calciatore si rivolga al pallone come si parla a una vecchia fiamella: con nostalgia, ironia e una spruzzata di pellegrinaggio sentimentale. Eppure, quando Mehdi Taremi ha lasciato l’Inter dopo la stagione che avrebbe potuto rivelarsi un romanzo a lieto fine e si è ritrovato a guardare la finale a Monaco da lontano, l’impressione non è stata quella di un giocatore in fuga, ma piuttosto quella di chi porta con sé una lettera d’amore stampata su una cartaccia logora di stadi, spogliatoi e promesse non mantenute. Oggi, a distanza di tempo, la domanda non è più se sia stato solo un fallimento sportivo, ma se valga davvero la pena misurare un percorso in base ai trofei vinti o alle persone incontrate lungo la corsa. E l’iraniano, nel suo modo diagonale di affrontare le questioni, sembra aver scelto la seconda via: una narrazione che mette al centro relazioni, ricordi, e una specie di saggezza sportiva che arriva come un sms alle tre di notte, tra ironia e sincerità.

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