È una giornata in cui la cronaca sportiva, tra un tweet e un comunicato ufficiale, pretende di chiedersi se la finale di Coppa Italia possa essere davvero un evento sportivo o soltanto l’epilogo di un lungo romanzo di formazione collettivo. Perché, se c’è una cosa che questa fetta di stagione ci insegna, è che in arredatori di tattica non esiste una parola magica: esistono soltanto le assemblee delle probabilità. E tra queste probabilità, la più applaudita è la disponibilità di Marcus Thuram, tornato a disposizione di Cristian Chivu dopo aver risolto i problemi fisici accusati durante l’allenamento di lunedì. Le mani del destino si prendono una pausa, ma la conferenza stampa quotidiana no: Thuram ha rassicurato tutti completando l’intera rifinitura, come se fosse un test di resistenza per una maratona di partite, e ora le sue possibilità di partire titolare sono elevate, soprattutto se guardiamo ai numeri che contano davvero in questo contesto: sei gol nelle ultime sette partite, con un assist contro la Lazio in campionato che continua a essere citato come prova di un talento che non va in letargo quando l’esame si fa duro.
Tornano i numeri, ma non sempre la fantasia segue
Nella palestra del calcio moderno, i numeri hanno la funzione di certificare ciò che l’allenatore, in quel circolo vizioso di conferenze stampa, ha già deciso nel proprio diario segreto: Thuram è in forma, Thuram è disponibile, Thuram è la moneta corrente del








