Nel silenzio che precede l’urlo dei secondi, San Siro si allaccia le luci ai polsi e aspetta la svolta. L’Inter di Cristian Chivu entra in scena con la leggerezza di chi conosce la fatica ma non teme la musica improvvisa della ripresa. Il Cagliari arriva con la serietà di chi sa che ogni palla contata può cambiare la storia di una stagione, eppure il destino, a volte, ha una scivolata di vento che non si può prevedere. Il parlottare del pallone inizia tra linee, spazi e respiri; la lingua comune è il ritmo che solo chi ama il gioco può decifrare. Il primo tempo aveva lasciato una traccia, un soffio di certezza, ma è nel secondo tempo che la partitura si alza, nota dopo nota, come un inno improprio che risuona nelle orbite dei tifosi. E lì, tra i cori spezzati dalle interruzioni, l’Inter ha trovato una voce nuova, una voce capace di cantare anche quando il tempo sembrava scomparire come una pagina che si sfoglia troppo velocemente.








