Due trofei, due riflessioni: la favola ironica di un gruppo di uomini veri
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Il postpartita della finale di Coppa Italia è quel momento dell’anno in cui il tempo sembra fermarsi, ma la fotocamera di turno continua a funzionare: immortala volti stanchi, celebrating talvolta troppo felici, e una frase fatta che profuma di gloria e di cene in trattoria. Dopo la vittoria contro la Lazio, finita 0-2, Cristian Chivu ha parlato come se avesse scoperto una formula segreta per la concordia universale: non basta la classe, serve l’impegno quotidiano, serve il lavoro di squadra, serve soprattutto credere che due trofei in una stagione non siano un colpo di fortuna ma una conseguenza logica di una filosofia che il club – si dà per scontato – ha pensato e ripensato almeno tre volte durante una notte insonne. Ironia della sorte: nel calcio moderno, una squadra che vince sembra sempre una squadra che ha capito tutto, pur restando quella stessa squadra che, tre giorni prima, temeva per il passaggio del turno in Champions League come si teme il traffico a orario di punta.

Un gruppo di uomini veri: la retorica e la pratica

Chivu ha insinuato con delicatezza da tifoso premuroso che dietro a quei due trofei ci sono

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