Se c’è una stagione che ama sedersi al tavolo delle trattative con la stessa aria di chi ha perso le chiavi della casa, quella è l’estate del calciomercato. E se a questa stagione aggiungiamo una piccola dose di fantasia italiana, ecco spuntare Manu Koné tra le urla degli allenatori, i sogni delle tifoserie e le cifre che pesano come bilanci da inviare in Austria per la verifica contabile. Koné potrebbe salutare la Roma, dicono le voci che si alimentano di caffè consumati freddi e di news feed che girano più veloci di un contropiede. Il ragazzo, sullo sfondo di una sessione di mercato che sembra scritta da un regista improvvisato, appare come un protagonista che sta per firmare la propria liberatoria: non perché sia stanco di indossare la maglia giallorossa, ma perché in un mercato plotone si muore di opportunità, non di noia.
La Roma e la matematica delle plusvalenze
La Roma, si sa, si distingue per la capacità di far dialogare il bilancio con l’istituto del sogno sportivo. Koné figura in bilancio a 10,8 milioni di euro e, per la dirigenza giallorossa, rappresenta la plusvalenza perfetta per risanare i conti, lasciando a chi viene dopo la possibilità di ricominciare da una cifra rotonda e dall’eco di un comunicato che rassicura la piazza:








